Carrello Vuoto!
Portale Indipendente per il Trader e l’Investitore

Popolare Etruria....... chi troppo vuole

L'Italia è stata travolta a fine dicembre 2015 da una valanga di critiche concernenti la gravissima situazione in cui si sono trovate quattro banche, in primo luogo la Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, BancaEtruria.
La banca ha sempre avuto borsisticamente una vita molto agitata. Le azioni, offerte in sottoscrizione privatamente, vennero poi quotate prima della fine del secolo scorso. Il comportamento del titolo si infiammò quando si sparse la voce di un possibile interesse della Banca Popolare di Bergamo, interessata, secondo tali dicerie, a incorporare l'Etruria valutandola ben oltre 20 euro per azione.
L'azione, perciò, venne sospinta dalla speculazione verso tali livelli per iniziare successivamente una lenta continua discesa culminata nel 2014, dopo varie operazioni sul capitale, nella sospensione a tempo indeterminato del titolo a 0,56 euro.
I crediti inesigibili avevano affossato questo istituto di credito.
La causa, quindi, del crac è in primo luogo da ricercarsi sulla pessima gestione della banca. Sono venuti alla luce, pubblicati dalla stampa, prestiti concessi senza soverchie garanzie ad "amici degli amici". Per tamponare queste perdite la banca si era lanciata in una crociata per spingere la sottoscrizione di suoi prestiti subordinati, con le conseguenze possibili di un possibile azzeramento dell'investimento.
Pochi conoscono le clausole di subordinazione ed i rischi relativi.
Rischi sopportabili se si tratta di prestiti emessi da colossi bancari e estremamente rischiose se riferite a piccole banche alla caccia di liquidità.
I vertici avevano inoltre incredibilmente rifiutato l'offerta di 1 euro per azione lanciata dalla Banca Popolare di Vicenza e respinta  con disprezzo.
Pochi mesi dopo le azioni, a 0,57, venivano sospese. Ora non valgono nulla. C'è una responsabilità per avere rifiutato questo salvagente? -si chiedono decine di migliaia di soci.
Aggiungete una scarsa vigilanza e la durezza delle norme comunitarie ed avrete il cocktail che ha provocato il crac della banca. La frittata è ormai fatta e tocca alle autorità trovare il modo di limitare i gravissimi danni inferti  alla serietà e sicurezza del sistema bancario.

Per evitare che la fuga dei risparmiatori dagli investimenti, a seguito anche dell'entrata in vigore del bail-in, possa toccare livelli troppo elevati vogliamo ricordare i rischi che si corrono mantenendo sul conto corrente cifre estremamente elevate di contante.
Ricordate Amato? Ed inoltre proprio in dicembre sono stati pubblicati studi che segnalano come anche questi depositi inferiori a 100.000 euro non siano totalmente sicuri in caso di maxi patatrac di grandi banche per l'insufficienza del Fondo che dovrebbe difendere gli investitori.

Ma, visti per i più timorosi i rischi della liquidità, non abbandonate le obbligazioni! Sono quotate sul mercato le obbligazioni Enel ed ENI scadenti entro poco più di un anno. Hanno interessi positivi, anche se omeopatici al contrario dei BOT, ma almeno rendono qualcosa. Non sono soggette a crac bancari ed a rischi di consolidamento del debito pubblico.
Questa è l'ultima spiaggia per il risparmiatore. Ma forse tra le più sicure scelte attuabili da chi paventa possibili crac.

Guido Bellosta



Guido Bellosta è uno dei più apprezzati commentatori di Borsa in Italia,
scrive e ha scritto per moltissime testate finanziarie,
è autore di diverse pubblicazioni per Il Sole 24 Ore ed Experta.
Il suo focus sono le situazioni “speciali” di sottovalutazione
delle azioni e delle obbligazioni con un focus particolare su quelle che
minimizzano il rischio per l’investitore.