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Caro vecchio "Dow" la verità la racconti tu. E gli istituzionali cominciano a preoccuparsi dei tuoi segnali

DIMMI QUANTO RISCHIO
Il barometro dei mercati

 Volete capire come vanno l’economia statunitense e quindi Wall Street? C’è un ottimo termine di raffronto, che in realtà gli analisti finanziari considerano un po’ vetusto e non sempre affidabile. Ha allora senso giudicarlo come ottimo? Sì. È il caro “vecchio” Dow Jones, indice borsistico che non tiene conto delle capitalizzazioni ma dell’importanza delle 30 società prese in considerazione in rapporto a rilevanti settori produttivi sia della “old” sia della “new economy”.

Gli operatori lo snobbano da qualche tempo in qua, ma il Dow è la fotografia del “sentiment” economico a stelle e strisce, nella sua complessa e variegata amalgama.
Per analizzarlo nel modo migliore occorre però utilizzare indicatori basati su periodi temporali trimestrali, certamente lenti ma super affidabili. L’esperienza dimostra che tale analisi identifica con precisione assoluta la percezione di come si sta esprimendo Wall Street. In particolare assumono un ruolo significativo le dimensioni delle singole candele riferite al trimestre e delle relative “shadows”, soprattutto quando si annuncia un’inversione di trend.

Ebbene gli ultimi periodi hanno annunciato l’avvio quanto meno di una fase di alta volatilità nel migliore dei casi, se non di correzione. Il canale rialzista, decollato nel 2009 e mai aleatorio fino all’autunno scorso, è stato per ben due volte rimesso in discussione negli ultimi mesi, consentendo di definire un livello chiave, sotto il quale si avvierebbe una reale inversione ribassista. Si colloca sui 16.100 punti, da cui si è ancora lontani, ma non più di tanto. Il nervosismo del 2015, evidenziato soprattutto da una lettura settimanale dei movimenti, lascia intendere che l’Orso ha voglia di rientrare nel recinto di Wall Street e lo conferma proprio l’analisi del Dow più che quella di altri indici.

Ciò è ancor pur vero se si nota che si sono viste “shadows” di tipo “lower” pronunciatissime, come non si evidenziavano da tanto tempo. Ecco allora che dopo l’esordio alquanto negativo della prima seduta del 2016, il “sentiment” prevalente teme proprio una fase di forte indecisione, con movimenti violenti anche “intraday” e “intraweek”, situazione paventata soprattutto dai grandi istituzionali impostati su strategie direzionali, quelli che poi fanno il mercato vero. Per loro la dimensione e la struttura della candela del penultimo trimestre avevano già costituito un segnale di allarme, anche perché non trovavano riscontro nei movimenti precedenti, almeno dal 2009 in poi. In realtà una situazione abbastanza simile si era verificata nell’estate del 2011, sebbene in un quadro generale più positivo di quello ora presente sui mercati. Proprio allora – fra l’altro – alcuni indicatori di trend, riferiti a periodi temporali lunghi, stavano scattando all’insù.

Adesso è tutto un altro quadro. In estrema sintesi ecco quindi cosa racconta il Dow, fornendo un’indicazione per la Borsa statunitense in generale:

● comprare nella fase attuale sarebbe quanto meno azzardato;

● attenzione ad alcuni oscillatori, passati decisamente sul “buy”;

● fino ai 16.100 punti, in presenza di segnali persistentemente ribassisti, non prendere nessuna decisione. Solo quando sarà stato raggiunto tale livello e si verificherà il comportamento successivo si potrà decidere se sarà scattato davvero il segnale “short”. 

L'Autore

Lorenzo Raffo

Giornalista professionista con 50 anni di professione sulle spalle, si è occupato soprattutto di settori economici. Ora scrive di finanza e principalmente di prodotti finanziari, che spesso “testa” in prima persona. Con gli occhi e la testa di chi sta realmente sui mercati.