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Ancora più volatilità nel breve periodo. Su cosa puntare? I primi dati 2016 dicono: sulle Borse dei Paesi messi male!

DIMMI QUANTO RISCHIO
Il barometro dei mercati

 Gennaio è stato pessimo ma febbraio non si annuncia migliore, almeno per quanto riguarda questa insensata volatilità dei mercati, che potrebbe addirittura aumentare nel brevissimo termine.
I fattori di incertezza sono tanti.

La Fed sarebbe pronta già in serata (mercoledì 27 per chi legge n.r.) a far capire che la sua politica di rialzo dei tassi, che sembrava basata su quattro scatti nel 2016, rischia di essere messa sotto osservazione; forse se ne faranno due, se non uno.
Sempre negli Stati Uniti inizia il periodo della pubblicazione di molte trimestrali corporate: andranno bene o no?

Il petrolio, reduce da un fine settimana scorso al fulmicotone, complice la tempesta di neve abbattutasi sulla costa atlantica degli States, è di nuovo in area di indebolimento e sotto i 30 $ porta guai.

I bond high yield attraversano una brutta fase e i relativi indici danno segnali di una bufera in corso.

L’Europa se la passa male e le “dolci promesse” di Draghi assomigliano ormai a quelle di certi politici.

Il tutto messo assieme conduce a un solo risultato: incertezza e quindi volatilità. Che dipende anche da una verità trascurata: in questa fase i mercati sono gestiti prevalentemente dagli algoritmi, con i piccoli e medi trader marginalizzati e i gestori istituzionali molto confusi sul da fare.
In un quadro così problematico di comprensibile c’è davvero poco. Qualcosa tuttavia esce dal cilindro delle Borse ed è un fatto quanto meno indicativo dell’esitazione del momento.

Se gli indici big asiatici, europei e nord americani sono tentennanti, non altrettanto avviene per altri, che crescono. Le due settimane iniziali dell’anno evidenziano risultati come minimo sorprendenti. Nella prima – a livello mondiale – svettano Giamaica (+4,2%), Tunisia (+2,6%), Ucraina (+2,1%), seguite da Paesi come Venezuela, Marocco e Turchia, tutti piuttosto mal messi per complesse vicende o politiche o economiche. Assommando prima e seconda e sempre considerando il contesto “worldwide”, al vertice si piazza la Tunisia (+5,1%), con dietro Giamaica e un insieme di nazioni minori dell’ex Urss, cui si inframezzano Ucraina, Turchia, Venezuela e Giordania.

Insomma chi peggio sta meglio va! Certamente si tratta di piccoli listini, con movimenti marginali, su cui possono incidere scelte governative di sostegno al capitalismo locale, di fronte a tensioni di altro tipo. Tuttavia i segni più di questi indici lasciano anche intendere che qualcosa sta cambiando sul fronte della finanza. C’è un tentativo in corso di globalizzare effettivamente la struttura della geopolitica borsistica.

È un modo per attenuare le difficoltà di Wall Street, Dax e Shanghai /Shenzhen a seguire un ritmo di sviluppo infinito.
Le potenzialità degli “emergentini” non sono poche. Vanno studiate e sviscerate: per ora sono briciole, ma nel tempo si trasformeranno in probabili torte da assaporare, perché i margini di crescita appaiono consistenti. Se il 2016 non è iniziato bene un segnale tuttavia l’ha dato: guardare al di là del muro di casa nostra sta diventando fondamentale. La conferma l’avremo fra qualche mese. Nel caso questo trend proseguisse si trattererebbe di un avviso ai navigatori da valutare con attenzione.  
 

L'Autore

Lorenzo Raffo

Giornalista professionista con 50 anni di professione sulle spalle, si è occupato soprattutto di settori economici. Ora scrive di finanza e principalmente di prodotti finanziari, che spesso “testa” in prima persona. Con gli occhi e la testa di chi sta realmente sui mercati.