Anche l’Ungheria ci insegna qualcosa

Pubblicato il: 6/04/22 11:47 PM

 Ogni tanto ci vuole

Da notizie di nostri amici, ieri è stata una bella giornata di sole a Budapest.
 
Domenica scorsa, Viktor Orban ha conseguito la sua quarta vittoria elettorale. 135 seggi su 199 nel parlamento ungherese. Fino al 2026 l’Ungheria vuole Orban.
 
Orban dice di avere avuto molti avversari in queste elezioni.
 
C’erano i partiti politici di opposizione, l’Unione Europea, molti media internazionali, George Soros con tutte le organizzazioni non profit finanziate da lui, il presidente ucraino Zelensky. Quest’ultimo aveva denunciato Orban per non avere condannato la Russia.
 
L’opposizione di Orban, ovunque allocata, punta il dito contro il suo governo, giudicato corrotto, autoritario e antidemocratico: e così fanno la maggior parte dei mass media.
 
Ricordo, invece, un servizio di Fox News, dove il conduttore Tucker Carlson aveva visitato l’Ungheria e intervistato Orban, qualche mese fa, rimanendo stupito di come le strade dell’Ungheria fossero pulite e di come il governo cercasse di inculcare nei cittadini sani valori familiari: e quest’ultimo aspetto sembrava essere molto gradito dalla popolazione.
 
L’Ungheria è un piccolo paese di 10 milioni di abitanti. Quando risali il lago Balaton costeggiandone le rive, arrivi a Budapest, che è una grande città cosmopolita e affascinante.
 
Gli Ungheresi, per come li ho personalmente percepiti, sono orgogliosi della loro unicità.
 
Sulle mura alte di Budapest ci sono ancora i segni evidenti dell’artiglieria delle truppe sovietiche che invasero il paese nel 1956, per reprimere nel sangue rigurgiti di indipendenza che il potere sovietico non tollerava.
 
Nelle scuole ungheresi si insegna la matematica ai più alti livelli. Molti geni della matematica vengono dall’Ungheria e molto spesso liceali provenienti dall’Ungheria e che parlano un ottimo inglese si candidano a college prestigiosi di importanza mondiale, Stanford piuttosto che Cambridge.
 
Enrico Fermi disse che gli alieni erano già tra noi, “e si chiamano ungheresi”.
 
L’Ungheria ha vissuto gran parte della sua storia sotto la dominazione straniera: i turchi per 500 anni, poi gli austriaci, e per un breve periodo i tedeschi. Poi, gli anni nell’area di influenza dell’impero sovietico.
 
Finché, gli ungheresi, dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, riuscirono a cacciare i sovietici: e sono in pochi a sapere che uno degli eroi di quella rivoluzione era un giovane leader studentesco, focoso ed irascibile, ma terribilmente orgoglioso del suo paese e della sua indipendenza. Quello studente si chiamava Viktor Orban.
 
E non c’è da stupirsi se sotto la sua guida, l’Ungheria è diventata lo studente indisciplinato d’Europa.
 
Nel servizio di Fox News, che ho citato sopra, era possibile vedere il muro costruito da Orban, per impedire ai migranti irregolari, soprattutto africani, di accedere all’Ungheria. Suscitò l’entusiasmo di Donald Trump, un altro grande esperto costruttore di muri.
 
Orban ha consolidato il suo potere ottenendo di fatto il controllo della magistratura, delle istituzioni scolastiche e culturali e dei media. Un Putin in formato Europa.
 
L’Ungheria dipende dal gas russo per quasi il 100% del suo fabbisogno. Difficile condannare la Russia e difficile accogliere i profughi dell’Ucraina.
 
Con tutti i pro e i contro di Orban, con il suo “L’Ungheria prima di tutto”, la maggior parte degli ungheresi sostiene la sua politica.
 
Una potenziale opposizione è solo nella cosmopolita Budapest, ed è la ragione per cui i sondaggi davano molte più chances all’opposizione: erano stati effettuati soprattutto nella capitale.
 
Le elezioni sono state regolari e la maggioranza ottenuta da Orban è schiacciante. L’Europa ha considerato questo risultato elettorale come una sorta di referendum spartiacque fra democrazia liberale e una sorta di regime autoritario all’ungherese.
 
La descrizione che i media occidentali fanno dell’Ungheria rispecchia la realtà, ma non rende evidente una situazione molto più complicata da comprendere.
 
L’Ungheria è corrotta? E tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale no? L’Italia ha qualcosa da dire, forse?
 
Pensare che la destituzione di Orban e la vittoria dell’opposizione avrebbe ribaltato la corruzione è una pia illusione.
 
Ed è la stessa illusione che l’occidente ha avuto in molte altre situazioni, senza capire le vere cause della diversità.
 
Così, noi eravamo convinti che l’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001 l’avrebbe trasformata in una florida democrazia liberale. Molti, con gli Stati Uniti in testa, erano convinti che gli iracheni sarebbero stati felici di liberarsi di Saddam Hussein e avrebbero accolto con gioia liberatrice le truppe americane. Sarkozy, eliminando Gheddafi, era convinto che la Libia sarebbe stata migliore. Un altro grande esportatore di democrazie deluso dalla realtà, sempre maledettamente più complicata di come la si immagina.
 
La realtà è che Orban governa in modo illiberale, ma pensando alla gente. I cittadini sono contenti, hanno fiducia di lui.
 
Le famiglie sono incentivate a fare figli, hanno grandi agevolazioni per la casa, ai dipendenti delle aziende sono garantiti diritti del lavoro, le aziende non vengono spennate dalle tasse.
 
Quello che i politici europei dovrebbero imparare, una buona volta, è che potrebbero permettersi il lusso di criticare Orban, che io sicuramente non apprezzo, quando cambieranno anche loro e metteranno i cittadini e la gente al primo posto.
 
Quando ci riempiamo la bocca della parola Europa, dovremmo capire meglio che il successo di Orban è di avere dato agli ungheresi l’orgoglio di essere ungheresi. Purtroppo, per noi, l’orgoglio di essere europei non esiste ancora.
 
Continuo a dire che una democrazia liberale sgangherata è migliore di qualsiasi dittatura, e di qualsiasi artifizio di stato che neghi i valori fondamentali del liberalismo. Quindi: meglio la sgangherata democrazia italiana, che la manipolata democrazia ungherese.
 
Ma … i dubbi alle volte vengono. E davvero, se vengono, significa che dobbiamo lavorarci sopra ancora a lungo.
 
Lo so, che c’entra tutto questo con i nostri webinar e con la finanza. Ma ogni tanto … ci vuole, no?
 
E a proposito di webinar, non perdere la lezione magistrale di Massimo Foglia sul modo migliore per adattare una strategia operativa al mutare delle condizioni di mercato: clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

P.S.: La cucina ungherese è una delle cose da provare, andando a visitare Budapest, il Balaton e l’Ungheria. E ne vale la pena, perché è originale, piacevole, e chi te la serve ne è giustamente orgoglioso. Non commettere l’errore di cercare gli spaghetti in Ungheria, malgrado i ristoranti italiani che brulicano …

Se provi l’Ungheria vera, capisci che il problema del rapporto con l’Unione Europea è molto più complesso di come sembra. E non è detto che il problema si chiami necessariamente Orban. Con tutta la cordiale antipatia che nutro per l’uomo.

Quest’anno torneranno i fuochi d’artificio, a ferragosto, a Budapest … almeno credo. Sono fantastici. Unici. Come l’Ungheria e gli ungheresi. A cui, invece, va tutta la mia simpatia per l’amore per la loro nazione e la loro indipendenza dopo secoli di dominazione.

Clicca per iscriverti e vedi la registrazione, è un’ora di grande Cultura finanziaria che non puoi perdere.

Ora c’è www.segnalidiborsa.com , la tua WebinarTV 24 ore, 365 giorni l’anno. È gratis, c’è sempre, quando tu lo vuoi e ti informa con un canale telegram di ogni nostro webinar che viene annunciato o pubblicato.

Hai quattro webinar contemporanei costantemente in onda, puoi scegliere i webinar in archivio per argomento, o ascoltare i nostri interventi dove siamo ospiti di altri.


Iscriviti al canale, sarai sempre sintonizzato con noi:

è un portale dell’Istituto Svizzero della borsa

Maurizio Monti
Editore
Istituto Svizzero della Borsa