Che cosa ho imparato nel 2000?

Pubblicato il: 5/12/21 11:50 PM

E molto c’è ancora da imparare

Molti lettori mi hanno chiesto la ragione per cui negli articoli di analisi che pubblichiamo, sottolineo le eventuali divergenze che si verificano, confrontando i tre indici americani Nasdaq, Dow Jones ed S&P500.

È molto semplice. Un mercato sano ed in equilibrio tende ad uniformare i risultati sui diversi indici.

E rilevare le divergenze di comportamento aumenta le probabilità di individuare possibili inversioni del mercato, specie quando tali divergenze assumono più frequenza o rilevanza del solito.

Se esamini il comportamento di Dow Jones e Nasdaq (ho preso il Nasdaq Composite per avere più rilevanza statistica) nei quattro giorni di borsa precedenti al terribile ed anomalo venerdì successivo al ThanksGiving, osserverai una prolungata divergenza: nei giorni positivi del Dow Jones, il Nasdaq chiudeva in negativo e viceversa.

Il malessere che si manifesta quando ci sono divergenze ripetute come questa poi sfoga in una improvvisa inversione del mercato, come quella accaduta, appunto,  nel giorno di borsa immediatamente successivo.

Se indaghi nel passato, ti accorgerai che nei tre mesi precedenti al crollo dei tecnologici nel marzo del 2000, tali divergenze si sono verificate nel 50% dei giorni di borsa. C’è stato tanto da imparare da quell’epoca.

Dal 1971 ad oggi, il Nasdaq Composite e il Dow Jones hanno chiuso in divergenza il 22% delle volte. Come dire un giorno su cinque.

Nel mese di novembre, questo è avvenuto il 38% delle volte. E nei tre mesi precedenti il 37% delle volte.

Questo significa che c’è un preoccupante incremento delle divergenze, rispetto alle medie storiche. È un sintomo evidente che qualcosa sta cambiando e che siamo non lontani da una inversione del mercato azionario.

Non sto dicendo che siamo vicini ad un crollo simile a quello del 2000. Solo che nella nostra visione riteniamo che a gennaio ci sarà un minimo importante e che un ciclo ribassista potrebbe protrarsi fino all’inizio della primavera del 2022.

Sull’S&P500 rimaniamo della nostra visione di un minimo fra il 3 e il 10 dicembre.

Potrebbe essersi già formato il 3 dicembre, anche se la probabilità di un ulteriore affondo (4425) è tutt’altro che da escludere. Peraltro 4500 ha dimostrato di voler reggere e come tale il mercato potrebbe già cominciare il recupero del terreno perduto già ora.

Un rally natalizio potrebbe starci tutto, diciamo dal 10 dicembre al 28 dicembre.

Se superasse quota 4700, allora azzardiamo la possibilità di un nuovo massimo storico, che, secondo il nostro algoritmo, sarebbe 4859 (con date possibili fra il 24 dicembre e il 6 gennaio). Sarebbe anche una sorpresa, visto che molti sistemi si sono già girati short e i portafogli modello hanno già cominciato ad abbandonare l’azionario.

Non è un momento facile per azzeccare il timing di mercato (non è che ci siano mai periodi facili, ma le divergenze di cui ho parlato sopra complicano molto la vita agli algoritmi e a chi li interpreta).

Ne sappiamo qualcosa a Beautiful Options, dove il portafoglio long ha sofferto parecchio nelle ultime due settimane: ma noi non celebriamo mai i trionfi, nascondendo i momenti difficili, anzi parliamo delle sofferenze perché questo è il trading e non la famosa pettinatura delle bambole o la celebrazione a oltranza di irreali utili da campionato mondiale nei titoli.

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P.S.: Un buon metodo di trading non si basa sulla previsione da opinione, ma sul calcolo matematico. Sono i numeri a dire che cosa fare, perfino quando le nostre opinioni sarebbero contrarie. Le previsioni di scenario, se sorrette da statistica e calcolo, possono aiutarci ad essere più o meno esposti o più o meno prudenti. Per questo, in taluni momenti è normale: gli stop loss stanno lì apposta per proteggere il capitale e liberare risorse da impiegare meglio. Il trading è gestione del rischio e delle perdite, prima di tutto.

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