La guerra prossima ventura

Von Clausewitz ci insegnò che la guerra è la continuazione della politica, con altri mezzi. Ci fu un’epoca, a cui ho appartenuto anche io, nella quale il grande generale prussiano veniva studiato ed analizzato, perché si riteneva che nella cultura economica aziendale, fosse fonte di ispirazione per la conduzione manageriale. Passò di moda, anche se, citandolo, alle volte, qualcuno alza la mano e dichiara che anche oggi, forse, è utile studiarlo e, magari, lo si studia ancora.

Non so che cosa direbbe Von Clausewitz del dittatore a capo della Corea del Nord. E non so, obiettivamente, che cosa direbbe di Trump.

Se la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, qui le cose possono mettersi male: perché se i due personaggi in questione fanno la guerra come dimostrano di fare la politica, dobbiamo stare preoccupati.

I mercati non sembrano affatto spaventati dalla guerra possibile prossima ventura. Nessuno ci crede veramente, nell’inconscio collettivo formatosi in capo a decenni di guerra fredda prima, e a decenni di globalizzazione poi, c’è la ferma convinzione che nulla accadrà. È una convinzione determinata, in realtà, da un meccanismo psicologico ben noto con il nome di rimozione. Rimuoviamo la possibilità che si scateni l’orrore. E la rimozione ha buon gioco, perché la razionalità esclude ogni possibilità di intervento: che cosa mai potremmo fare per fermare i missili, se questi dovessero partire sul serio?

Scrivo, mentre il future dell’S&P500 segna l’ennesimo massimo storico a 2536. Le borse continuano a festeggiare il denaro gratis e nulla sembra diverso dal solito.

Non voglio portare il discorso troppo lontano, ho dei competitor su questo numero del Quindicinale, con i quali non reggo proprio il confronto: intendo i due Autori di Investors’ ospitati qui sopra in questo numero. Però, discutere di queste cose, degli scenari possibili, delle conseguenze economiche e finanziarie determinate dall’azione o inazione degli umani, ritengo sia, men che utile, indispensabile per capire la realtà che ci circonda e saperla interpretare al meglio, per capire come muoversi, dove siamo, dove stiamo andando.

Perché discutere e confrontarsi è bello di suo, sempre: è la base della democrazia, sempre meno presente nel nostro Paese, e sempre più necessaria, invece, alla nostra felicità.

Grazie per leggere INVESTORS’, grazie per condividere con noi il Tuo Libero Pensiero.