Sai dove Google ha investito 2,8 miliardi di dollari?

Altro che Tesla 

Ho manifestato più volte scetticismo, negli ultimi articoli, sul grande futuro di Tesla.

Non perché ritenga che Tesla non abbia un futuro: semplicemente, la mia opinione è che quel futuro valga molto meno di quanto la borsa lo consideri.

E il fatto che potremo negoziare Tesla sull’S&P500 dal 21 dicembre mi lascia ancora più perplesso, per la volatilità che essa porterà all’indice americano più accreditato. Tesla peserà per l’1,2%-1,6% circa. Movimenti di volatilità forte di Tesla riusciranno a muovere da soli l’indice.

Non ci siamo proprio. Il mondo non dipende da Tesla, riconduciamo le cose alla realtà per favore. Il paragone è improprio, ma non più di tanto: il titolo Yahoo, grande perla perduta delle dot.com, iniziò il suo declino proprio con la quotazione all’S&P500. 

La evoluzione del settore automobilistico verso l’auto elettrica è un fenomeno che vede certamente Tesla ben posizionata.

Ciò che avverrà nel mondo uscito dalla pandemia è una revisione profonda e graduale del nostro modo di intendere la mobilità. Gli anni 20 del nuovo millennio verranno probabilmente ricordati nella storia come la svolta definitiva dell’umanità verso la robotica.
 

E la robotica nella mobilità significa l’automobile che si guida da sola. Che non è esattamente quella che Tesla ha provato a vendere come idea di prodotto. Ma è l’auto che per davvero si guida da sola senza alcun intervento dell’autista. O, anche, senza persone a bordo.

Google ha aggiunto ai suoi investimenti in questo progetto 2,8 miliardi di dollari, per acquistare dalla Chrysler (sì: la nostra FCA) 62.000 minivan dotati della tecnologia Waymo driver.

Waymo è basata su una esperienza di milioni di miglia di collaudi effettuati su strade pubbliche, oltreché miliardi di miglia in simulazione. Come dire qualche centinaio di anni di esperienza di guida, che vengono distribuiti su questi nuovi veicoli.

Dove è il concetto stesso di possesso dell’auto che cambia. Molti di noi non compreranno più l’automobile. Un servizio basato su una app ci porterà l’automobile sotto casa quando ci occorre. E come un taxi automatico ci recheremo dove vogliamo andare, impostando la destinazione desiderata.

La variabile critica di tutto questo, dal punto di vista industriale, non è  l’hardware, l’auto in sé. La componente strategica di successo è un software integrato con sensori di ultimissima generazione ed alta tecnologia. E su questa tecnologia, vogliamo dirlo chiaro: Tesla non è nessuno.

È Google ad avere l’assoluta supremazia di software. E anche i mezzi e la tecnologia  sufficientemente rivoluzionaria per portare un nuovo modo di concepire la mobilità.

L’hanno capito tutti i produttori di automobili: General Motors sta investendo 15 miliardi di dollari in progetti di self-driving. Ford quasi 5 miliardi di dollari. Tesla sta lanciando un aumento di capitale di 5 miliardi di dollari (perché Tesla non produce utili industriali da reinvestire) per completare il mega progetto del più grande stabilimento del mondo per costruire batterie: percepisci la differenza?
 

Siamo portati a vedere la rivoluzione come un futuro lontano. È un errore che fanno in tanti: pensa il CEO di Nokia che definì il software degli smartphone troppo avveniristico e il pubblico troppo impreparato ad usarlo, condannando la sua società, di fatto, ad un declino inarrestabile.

Il suo parere fu determinato da un sondaggio, dove, ovviamente, le persone intervistate non si dimostrarono in alcun modo interessate ad un prodotto che non esisteva ancora.

Le rivoluzioni sono avvalorate dal seguito del Pubblico: ma non sono create dal Pubblico. Le rivoluzioni sono indotte da menti rivoluzionarie che hanno mezzi, idee e un piano preciso per attuare la rivoluzione. A quel punto arriva il Pubblico. Non sono i sondaggi a fare la rivoluzione.

La rivoluzione è all’uscita della crisi della pandemia. Che porterà, e se ne vedono già i sintomi, un cambio di mentalità profondo nel nostro essere. E nel decennio degli anni 20 si compirà la rivoluzione robotica che entrerà in ogni momento della nostra vita.

30 anni fa non avremmo mai pensato che in ogni casa ci sarebbe stato un computer. Pensavamo al computer come uno strumento che veniva usato dalle aziende con persone in camice bianco che lo utilizzavano.

Con incredibile rapidità i computer cominciarono ad entrare nelle case, prima soltanto per giocare, con buffi dischetti che servivano da memoria, poi l’essere connessi con il mondo diventò uno strumento essenziale. L’essere connessi con il mondo è un software, un protocollo di comunicazione, dismesso dall’uso militare e reso pubblico, che ci permette di essere connessi ad internet.

Anche in quel caso fu il software, e non l’hardware, a fare la differenza. Sarà lo stesso per i robot: saranno gli specialisti del software a governare quella rivoluzione. I produttori di hardware utilizzeranno la tecnologia per un hardware destinato a diventare sempre più competitivo e sempre più a basso costo e a basso margine: con le stesse differenze abissali di redditività che vediamo oggi fra gli utili giganteschi di Microsoft, produttore di Windows, e gli utili di qualsiasi produttore di computer.

L’affare del secolo, a livello azionario è tenersi le azioni di Alphabet e attendere lo spin off di Waymo, che prima o poi diventerà un titolo quotato in borsa in modo autonomo rispetto alla casa madre che lo ha creato. Altro che Tesla.

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P.S.: Poi, capisco. La speculazione su un titolo che può dare profitti subito come Tesla fa gola. Auguro a tutti di guadagnare palate di soldi con Tesla. Ma se vogliamo seguire i trend veri, non possiamo seguire la massa, dove, prima o poi, qualcuno si andrà a fare male sul serio. Una ragione di più per ascoltare l’opinione di un grande specialista del calibro di Enrico Malverti: che cosa ci attende nel 2021? Partiamo dalla settimana corrente per capirlo. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

Maurizio Monti Editore TRADERS’ Magazine Italia