Tre sogni infranti per capire il mondo

Ne riparliamo nel 2024

La favola della rana e del bue, dove la rana scoppia e muore nel tentativo inutile di diventare grande come il bue. Fedro ha ancora molto da insegnarci.

Nel 2008, la grande America si è svegliata nel bel mezzo di un incubo. La finanza, la rana, nel tentativo di diventare sempre più grande, era scoppiata.

Quando uomini piccoli, dice Fedro, vogliono imitare i grandi, finiscono male.

Gli Stati Uniti hanno fallito tre grandi obiettivi che si erano posti all’inizio dell’era della globalizzazione:

– il sogno che il mondo intero avrebbe sposato la democrazia,

– la fantasia della supremazia energetica,

– la delusione del dominio del mondo digitale.

Il primo sogno andato in frantumi e comunque clamorosamente sottovalutato è stato la prima concausa della impossibile realizzazione di tutto il resto.

Il mondo non ha sposato la democrazia come sistema di governo e questo ha creato una gigantesca concorrenza sleale all’interno del sistema capitalista da parte dei governi autoritari, legittimati di fatto ad operare senza regole.

La rana-finanza si è illusa di poter diventare grande come un bue, perché gli Stati Uniti stessi non si sono resi conto di essere comunque una rana. Di essere potenti, ma non soli al mondo.

Il sogno americano ha cominciato ad infrangersi nell’era Obama, con la grande crisi finanziaria del 2008-2009.

La definitiva contrazione della capacità di reddito della classe media, la gigantesca accelerazione della disparità e della disuguaglianza sono i sintomi di una crisi molto grave, che non è solo crisi economico o finanziaria, è anzitutto crisi dei valori fondanti del capitalismo, che vede nella crescita della classe media uno dei propri obiettivi fondamentali e differenzianti rispetto alle dittature.

Nel 2016, l’elezione di Trump è stata una reazione, goffa ed impresentabile, ma reazione sempre è, a quella crisi di valori, nel buffo tentativo di rendere l’America great again incrementando le disuguaglianze e cercando di tornare indietro rispetto al primo sogno infranto: l’irreale obiettivo della democratizzazione mondiale.

Quell’again è il segreto della manipolazione verbale di Trump. Se il sogno è infranto, resuscitiamolo. Again.

Quell’obiettivo irraggiungibile è diventato, con Trump, guerra alla Cina, individuata come principale artefice del fallimento dei tre sogni americani.

Oggi gli Stati Uniti sono in un bivio che conduce in due strade che potrebbero essere entrambe senza uno sbocco concreto. Quella di Trump, il leone ferito nella giungla che cerca di rimanerne il re incontrastato continuando a ruggire, quella di Biden, con il tentativo di rendere più socialista una nazione che ha perso totalmente i valori di riferimento e quelli socialisti certamente non fanno al caso suo.

Uno 74 anni e l’altro 78 anni. Il nuovo, certamente, non avanza negli Stati Uniti.

Dio salvi gli Stati Uniti, l’ho già detto alcune settimane fa e mi ripeto. Se si salvano loro, avremo qualche probabilità di farcela anche noi. E allora preghiamo, perché ci è rimasto poco altro da fare.

Venerdì mattina, 6 novembre scorso alle ore 10, due grandi protagonisti del trading sono saliti sul palcoscenico dei nostri webinar. Corrado Rondelli, fondatore di Raccomandazioni di Borsa e Daniele Lavecchia, strategist dell’Istituto Svizzero della Borsa, hanno animato una mattina intensa di Cultura finanziaria, ci hanno illustrato la loro visione dei mercati e le opportunità migliori di oro, petrolio e altre commodities. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

P.S.: L’uomo ha la memoria cortissima. Piazza TienAnMen, il simbolo della devastante repressione del governo cinese contro la richiesta di democratizzazione placata con i carrarmati, è avvenimento del 1989. Non di 500 anni fa.

Quel 1989 che ha visto incontrarsi su un muro di Berlino in via di distruzione i capi dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti d’America per stringersi la mano davanti alle telecamere di tutto il mondo. Gli Stati Uniti e il capitalismo avevano buone ragioni per ritenersi trionfatori. Hanno sottovalutato quei carrarmati in Piazza TienAnMen, guardando ad un utile immediato invece che ad una prospettiva generazionale di lungo termine.

Solo alcuni gridarono al pericolo. Ma la loro voce era flebile nell’ordalia di euforia generale di una globalizzazione destinata nelle intenzioni a portare benessere e democrazia a tutto il mondo, sotto la grande egida di una bandiera a stelle e strisce.   

Di quel mitico 1989, che doveva certamente alimentare speranza ma non euforia, abbiamo perso la memoria storica. Difficile capire perfino il Coronavirus o la crisi del 2008-2009 dimenticandosi le radici sulle quali si fonda l’era contemporanea.

Ci vorranno anche degli anni, ma troveremo la strada giusta. Dovremo passare il prossimo quadriennio di presidenza americana. Nel 2024-2025 ne riparliamo. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

Maurizio Monti Editore Istituto Svizzero della Borsa