2020-2022: la crisi deve ancora arrivare?

Un triennio difficile e complicato da capire

Il 9 agosto, scrivevo su Borsa Magazine, la sezione online gratuita dell’Istituto Svizzero della Borsa:
“Il 14-17 agosto più o meno quattro giorni è previsto come punto di inversione. Ma, soprattutto, i nostri calcoli dicono che la perturbazione, quindi swing potenziali molto forti, continueranno almeno fino all’8 settembre, o addirittura fino al 17 settembre. E la stessa tendenza si ripresenterà in ottobre.”

Ricominciamo da lì.

Il 14-17 agosto (più o meno quattro giorni) ha dato origine sugli indici solo a una modesta lateralità, all’interno di un ciclo rialzista molto forte. 

L’11 agosto il Nasdaq toccava un minimo relativo alla fine di un cicli ribassista breve di tre giorni. Nello stesso giorno l’S&P500 provava ad affondare un po’, concludendo un miniciclo di lateralità, anch’esso di tre giorni. Il Dow Jones allungava fino al 20 agosto una fase di debolezza durata sei giorni, per poi risvegliarsi il giorno successivo. Insomma, poco più che acqua fresca, come spesso è accaduto nei punti di inversione del 2020 previsti dal nostro algoritmo: poco movimento, all’interno di un ciclo fortemente rialzista.

Il 12 agosto, l’Oro terminava, invece, il potente ritracciamento dal massimo storico, formando un minimo di più di 200 punti sotto.

Ora esaminiamo meglio il ciclo successivo, rispetto all’anticipazione fatta il 9 agosto.
Il 2 settembre i tre principali indici americani hanno fatto un massimo. Storico per Nasdaq e S&P500 e relativo per il Dow Jones.

Il livello del 112.50% del range per l’S&P500 è collocato nell’area 3550-3570: ha toccato 3587 ed è rimasto sopra 3570 solo qualche ora.. Di lì è cominciata una discesa di due giorni, più pronunciata quella di giovedì scorso, mentre venerdì scorso, nella sessione americana acquisti e ricoperture degli short hanno attenuato il ribasso.

I punti di inversione che gli algoritmi prevedono per settembre ed ottobre sono così ravvicinati da avere potenziale sovrapposizione l’uno con l’altro. Questo si verifica quando la possibilità di swing di inversione può essere più frequente o difficile da identificare per l’aumento di volatilità del mercato.

Lo scenario che giudichiamo più probabile è quello di un’onda correttiva del ribasso in corso. Se tale onda dovesse fare nuovi massimi, ovviamente, sarebbe la negazione di essere un’onda correttiva e ci troveremmo nella stessa condizione in cui ci siamo trovati più volte nel corso del 2020 e dovremmo concludere che, malgrado tutto, il mercato crede ancora nella sua forza rialzista.

Gli algoritmi forniscono, invece, la maggiore probabilità che si tratterà di un’onda correttiva, con la possibilità di aprire una posizione short alla fine della stessa e potenzialmente interessante per l’onda C di sviluppo del ribasso ulteriore. Se l’onda correttiva fosse già iniziata venerdì, l’area fra 3465 e 3500 di S&P500 diventerebbe interessante da vendere.

Se il ribasso continua e il minimo relativo della prima onda non si è ancora formato, tali livelli di prezzo per un eventuale short dovrebbero essere rivisti.

Sempre nell’ipotesi che ci troviamo di fronte ad un inizio di una correzione ribassista un po’ più seria di quelle viste negli ultimi 5 mesi, la perturbazione è destinata a durare alcune settimane.

Il punto di inversione più importante è collocato al 9-12 ottobre più o meno quattro giorni. Quello che il mercato farà nelle prossime 5 settimane ci dirà se si sarà trattato di un minimo o di un massimo. 

Nella prima ipotesi, al momento più probabile, anche se di poco, ci troviamo in una fase bearish compresa fra il cambio di strategia annunciata da Powell il 27 agosto e la data delle elezioni americane del 3 novembre.

Di certo, la nostra previsione, pubblicata più volte negli ultimi mesi, e che qui ribadiamo, di un cambio di ruolo delle Banche Centrali nei prossimi cinque anni comincia a prendere forma, e quello di Powell è il primo sintomo evidente. La creazione di occupazione viene prima dell’inflazione. Si era mai visto prima? Ti dice niente, questo? Ne riparleremo ancora, in queste colonne.

Lunedì 7 settembre scorso alle 18, Stefano Cezza ci ha parlato della sua visione dei mercati del prossimo autunno 2020. Abbiamo esaminato gli indici, abbiamo parlato di statistica e di scienza applicata al Dax e della correlazione con gli indici americani.. Il parere del professionista per aiutarci a capire meglio dove ci troviamo e dove stiamo andando. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

P.S.: Il Dow Jones non ha fatto nuovi massimi storici dopo la crisi del Covid. L’S&P500 e il Nasdaq sì. Questa divergenza è importante nelle valutazione statistiche. Se la divergenza verrà colmata o no, e quando, sarà un elemento importante per capire come si svilupperanno i mercati. Noi ribadiamo un grave rischio di crisi dei mercati nel 2021. Stiamo in guardia. 12-18 mesi difficili potrebbero essere non troppo lontani. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

Maurizio Monti
Editore
Traders’ Magazine Italia