Il giorno che VolksWagen valeva più di Exxon

Pubblicato il: 3/02/21 12:58 AM

Quando non capisci che cosa accade

Il caos GameStop ha fatto ricordare agli investitori e ai trader il significato di Short Squeeze.

Squeeze è una parola inglese che alla lettera significa “spremere”. Ma l’originale inglese rende perfettamente, anche dal punto di vista onomatopeico, un significato sinistro di lenta terribile agonia conseguente al processo di spremitura.

L’agonia degli short, di tutti coloro che a fronte di un mercato che esplode senza freni, obbediscono alla loro statistica e vanno short. Con la conseguenza di doversi coprire, non potendo sostenere la posizione, e alimentando così ulteriormente la spinta rialzista.

Non è la prima volta che il mercato vede degli Short Squeeze e non sarà l’ultima.

Quanto può far male lo Short Squeeze lo imparammo nel 2008, con il titolo VolksWagen.

Era l’inizio della primavera del 2008. Il titolo prezzava intorno ai 177 euro, era già noto agli investitori l’interesse di Porsche su VolksWagen. Porsche annunciò di detenere circa il 31% della VolksWagen e dichiarò che non aveva la forza sufficiente per poter arrivare ad una quota di controllo tale da poter dichiarare VolksWagen un oggetto in mano a Porsche.

L’interesse di Porsche per Volkswagen fece bene al titolo. A metà settembre il titolo aveva già superato i 250 euro, premiando molto i rialzisti, in un anno certamente non così facile per le borse.

Fu all’inizio di Ottobre che la domanda sul titolo crebbe in modo esponenziale. Il prezzo arrivò a toccare i 444 euro. La macchina dello short si mise in moto, c’era odore di bolla, e il prezzo era già irreale.

I seguaci dello short fecero letteralmente giustizia della bolla, guadagnando una quantità incredibile di soldi, riuscendo ad abbattere il prezzo fino a circa 200 euro per azione.

Ma nell’ultima settimana di ottobre qualcosa di spettacolare fece traballare le sedie di tanti CEO di istitutionals di tutto il mondo. Il titolo schizzò fino a 1.005 euro di quotazione: in quel momento la VolksWagen valeva 370 miliardi di dollari, più della Exxon che ne valeva 338.

La Porsche, zitta zitta, aveva comprato un bel pacchetto di call sul titolo. Le aveva esercitate, rastrellando di fatto le azioni sul mercato e riducendo il flottante a poca cosa.

Gli shortisti, che non credevano ai propri occhi, furono costretti a vendere in perdita clamorosa le posizioni accumulate, mentre la Porsche vendeva una parte dei titoli a prezzi da follia per permettere la ricopertura degli short.

A fine settimana il titolo valeva ancora circa 500 euro, ancora un prezzo da pazzi. Compostamente i grandi manovratori della Porsche, ormai divenuti i padroni assoluti della VolksWagen e del suo titolo, dichiararono a sorpresa di avere raggiunto la quota di controllo della VolksWagen.

E che sorpresa! Un bel numero di sedie, che, come dicevo sopra, traballavano, saltarono del tutto.

Lo Short Squeeze aveva lasciato sul campo di battaglia un numero incredibile di morti e feriti. E un solo grande vincitore, la Porsche.

Dopo qualche settimana il titolo tornò al suo valore normale, oscillando intorno ai 200 euro. La battaglia per la VolksWagen era finita.

Oggi il titolo, dopo tante peripezie, fra cui lo scandalo dei valori manipolati sulle emissioni inquinanti, quota intorno ai 177 euro, come nella primavera del 2008. Così è la borsa.

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P.S.: Paragonare la VolksWagen a GameStop fa sorridere. Una operazione industriale condotta con maestria finanziaria senza precedenti nella storia dell’automotive da una parte. E i Robinhooder, i WallStreetBetters dall’altra. Ciò che li accomuna è il grande infinito spettacolo del mercato e l’eterna battaglia dell’avidità e della paura, del toro e dell’orso.

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Maurizio Monti
Editore
Traders’ Magazine Italia